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Guerrazzi Francesco Domenico. La battaglia di Benevento. Storia del secolo 13

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Guerrazzi Francesco Domenico. La battaglia di Benevento. Storia del secolo 13
Publisher: Baudry. 1835
Descrizione
Romanzo composto nel 1827, in 29 capitoli, d'intreccio uniforme e basato quasi sempre sul tradimento. Più che un romanzo può considerarsi un poema epico in prosa, tanto da arieggiare i Martiri di Chateaubriand. Il soprannaturale domina infatti sui personaggi, e lo stile è sostenuto e oratorio. L'azione principale è l'impresa di Carlo d'Angiò contro Manfredi di Svevia. La storia si fonde abbastanza felicemente con l'intreccio fantastico: Manfredi si innamora della figlia di Odrisio, conte di Sanguine, il quale, conosciuto il segreto di sua figlia, la dà in moglie al conte di Caserta. Questi, trovatala incinta, la uccide. Il figlio, nato mentre la madre è moribonda, e creduto dal Caserta morto egli stesso, cresce sotto le cure del conte della Cerra, che lo alleva per serbarlo al delitto. Il fanciullo, Rogiero, cresce ignaro della sua nascita, e a vent'anni gli si fa credere, da parte del Caserta e del Cerra, che è figlio del fratello di Manfredi, Enrico lo Sciancato, da Manfredi tenuto in prigione e dato per morto. Quando questi è presso a morire, i due amici conducono il giovane Rogiero a vederne l'agonia. Arso di odio contro il presunto zio Manfredi, Rogiero s'incarica di portare all'angioino le lettere dei baroni congiurati, che lo chiamano per liberare la Sicilia dagli Svevi. Dopo avere compiuto la sua commissione, sa da un servo che egli non è figlio di Enrico, senza per altro conoscere di più. Mentre vorrebbe correre a riparare il mal fatto, viene preso e imprigionato dai servi del Cerra. Dalla prigione riesce a udire un discorso dei congiurati contro Manfredi; e, uscito per stranissime circostanze, svela al re il tradimento. Ma i congiurati sono già scomparsi; e vane riescono le indagini. Carlo D'Angiò entra intanto nel regno, il Caserta lo lascia passare al Garigliano, e Manfredi è costretto a fuggire da San Germano; accettata la battaglia a Benevento, egli muore. Gravi sono le illogicità, le incongruenze della trama, sebbene a una prima lettura essa sembri piuttosto organica e interessante. Lo spirito del romanzo è in un sentimento profondo di amor patrio, in un odio feroce contro la Curia papale, e nella persuasione di una fatalità che si stringe attorno ai personaggi, in punizione dei loro delitti. Le figure sono alquanto rigide: Manfredi è un prode soldato, ma non virtuoso; Rogiero è assetato di gloria, ardimentoso, e pure si piega a tradire il suo re. Truci sono il conte di Caserta e il conte della Cerra. Soltanto la figura secondaria di Ghino di Tacco è più personale e originale: al bando della società, odiatore delle leggi, e pure fremente per ogni atto di nobiltà. Ricorda Carlo Moor dei Masnadieri di Schiller, e gli eroi dei poemi del Byron. La donna è quasi sempre scialba. Padrone dello stile, qui, come negli altri romanzi, il Guerrazzi ne abusa. Esso è declamatorio e discende dallo Young, da A. Verri, dall'Ortis, dall'Ossian. Per i suoi pregi e i suoi difetti La Battaglia di Benevento godé una immensa popolarità.
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