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Amado Jorge. Jubiabà

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Amado Jorge. Jubiabà
Traduzione di Dario Puccini ed Elio Califano.
Einaudi, 1976.
173 pagine.
Jubiabà è il romanzo che ha rivelato Jorge Amado nel 1935 (in Italia fu tradotto nel 1952), assegnandogli l’etichetta dell’impegno sociale, che ieri come oggi, è ben lungi dall’esaurire la ricchezza e la complessità della sua arte sempre esuberante.
Protagonista dell’epica tropicale di Amado è un giovane nero di Bahia, Antonio Balduino, detto Baldo. Morta la zia con cui viveva, Baldo si vede regalare un amuleto portafortuna dallo stregone Jubiabà, che conosce le antiche storie della schiavitù, guarisce i malati con i suoi esorcismi e sembra essere eterno. Di fortuna Baldo ne ha bisogno: fugge dalla casa di ricchi signori in cui faceva il ragazzo di fatica, e si avventura nella città, campando di espedienti. L’inquietudine lo riporta alla Collina in cui è nato, ai samba improvvisati sulle chitarre, ai riti delle Macumbas, alle bettole del porto. Pugilatore, gran seduttore, testa calda, Baldo va a lavorare nelle piantagioni di tabacco, uccide, fugge, entra in un circo girovago, ritrova Jubiabà e i suoi amici, e infine giunge a scoprire le ragioni della solidarietà umana, dell’essere per gli altri e con gli altri. Il tono è realistico e fantastico al tempo stesso: per la sua nativa vocazione al racconto, Amado è maestro nella resa di atmosfere sensuali e psicologie «primitive».
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